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Quanto costa acquistare casa? (LE IMPOSTE)

 Qui di seguito riportiamo, in sintesi, due tabelle esplicative inerenti le imposte da pagare in fase di acquisto di un immobile residenziale, nel caso l’acquisto sia la prima casa ovvero un investimento immobiliare.

Bisogna comunque ricordare che alle imposte andranno aggiunte anche l’onorario del notaio ed eventuali spese per la mediazione immobiliare

 

IMPOSTE PER ACQUISTO DI IMMOBILE SENZA AGEVOLAZIONI PRIMA CASA

VENDITORE IMPOSTE DOVUTE
PRIVATO*

(PERSONA FISICA)

REGISTRO 9% (minimo 1.000 €)
IPOTECARIA 50 €
CATASTALE 50 €
IMPRESA

(SOGGETTA AD IVA)

I.V.A. 10% (22% per immobili di lusso)
REGISTRO 200 €
IPOTECARIA 200 €
CATASTALE 200 €

  

IMPOSTE PER ACQUISTO DI IMMOBILE CON AGEVOLAZIONI PRIMA CASA**

VENDITORE IMPOSTE DOVUTE
PRIVATO*

(PERSONA FISICA)

REGISTRO 2% (minimo 1.000 €)
IPOTECARIA 50 €
CATASTALE 50 €
IMPRESA

(SOGGETTA AD IVA)

I.V.A. 4%
REGISTRO 200 €
IPOTECARIA 200 €
CATASTALE 200 €

 

* Nell’acquisto di un immobile residenziale da privato la base imponibile sulla quale calcolare le imposte è il valore catastale (e non il prezzo dichiarato in atto).

Il valore catastale è dato dalla rendita catastale rivalutata del 5% moltiplicata per il coefficiente 110 (se “prima casa”) oppure 120

Valore catastale =  Rendita Catastale x 1,05 x 110oppure 120

 

** Per accedere ai benefici prima casa i requisiti sono:

– Immobile NON di lusso

-Immobile ubicato nel Comune di residenza dell’acquirente (oppure trasferire residenza entro 18 mesi) oppure è ubicato nel Comune dove l’acquirente svolge la propria attività lavorativa

-Acquirente NON è titolare, anche in comunione legale col coniuge, di diritti proprietà, usufrutto, uso e abitazione di immobile residenziale nello stesso Comune dell’immobile da acquistare

-Acquirente NON è titolare, anche in comunione legale col coniuge, di diritti proprietà, usufrutto, uso e abitazione di immobile residenziale in tutto il territorio nazionale acquistato usufruendo delle agevolazioni “Prima Casa” oppure che tale immobile sia venduto entro un anno dall’acquisto della nuova abitazione

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Accettazione Tacita dell’Eredità: l’onere di chi vende un immobile ereditato

Facendo riferimento al Codice Civile si può affermare che: l’eredità non giunge automaticamente al chiamato all’eredità, ma solo con la sua accettazione (art. 459 C.C.).

Uno dei modi previsti per “accettare” l’eredità, il più comune e quello che vogliamo trattare nel presente articolo, è l’accettazione tacita (art. 476) compiendo “un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede”.

Occorre però a questo punto fare una precisazione: la semplice dichiarazione di successione presentata presso l’Agenzia delle Entrate a seguito della scomparsa del “de cuius”  permette agli eredi di essere immessi nella proprietà dell’immobile . Tuttavia ciò non basta ai fini dell’accettazione dell’eredità, in quanto manca del suo strumento pubblicitario più importante, cioè la trascrizione presso l’ufficio dei registri immobiliari. La trascrizione ha piena efficacia secondo il principio della “continuità delle trascrizioni”.

Semplificando:

La dichiarazione di successione presentata presso l’Agenzia delle Entrate non basta alla continuità delle trascrizioni, ma occorre aggiornare i registri immobiliari tramite l’accettazione tacita dell’eredità

Quindi, nel caso di vendita avente in oggetto un immobile pervenuto in possesso del venditore (erede) tramite dichiarazione di successione, è bene ricordare che il notaio incaricato della vendita di detto immobile dovrà eseguire la trascrizione dell’eredità prima dell’atto di compravendita.

Questo onere è a carico del venditore ed è soggetto a imposta ipotecaria (200 euro), imposta di bollo (59 euro) e tassa ipotecaria (35 euro), oltre all’onorario del notaio che effettua la trascrizione, il tutto per una cifra che solitamente si aggira intorno ai 400 € complessivi per ogni singola dichiarazione di successione (indipendentemente dal numero di immobili o di eredi).

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Le strutture sono tutte uguali? CA – Legno – Acciaio

In questo articolo vogliamo spiegare le principali differenze tra le tre tipologie di tecniche costruttive più diffuse in edilizia.
In ordine (Cemento Armato, Legno, Acciaio).
Vogliamo portare alla luce i principali pregi e difetti di ogni materiale, specificando che non c’è una tipologia migliore o una peggiore in assoluto.

Struttura portante in Cemento Armato:

La tipologia strutturale più diffusa in Italia, ha caratterizzato il boom dell’urbanizzazione degli anni 70’-80’.
E’ un materiale composito, travi e pilastri di calcestruzzo con un’armatura in acciaio affogata al loro interno.
Una struttura in CA si può realizzare a costi relativamente contenuti e grazie alla malleabilità del materiale permette un’infinità di geometrie e forme a seconda delle esigenze progettuali.
Questa struttura richiede però molta manodopera, la quale, insieme al periodo necessario alla maturazione del calcestruzzo, allunga molto i tempi di realizzazione della struttura.
Inoltre non essendo un materiale “industriale”, le prestazioni di tale tipologia di struttura dipendono molto dalle capacità degli operai che la realizzano, infatti le proporzioni di acqua-cemento e aggregati dell’impasto, i tempi di getto, i tempi e le condizioni meteorologiche nel periodo di maturazione incidono in maniera molto rilevante sulla bontà dell’opera finita.

Struttura portante in Legno:

Tipologia strutturale che sta andando molto in voga negli ultimi anni in Italia, spesso associata all’idea di abitazione “green”, luogo comune in realtà non veritiero.
E’ un materiale naturale, che permette di essere utilizzato in edilizia solo dopo specifiche lavorazioni.
Bisogna specificare che per l’utilizzo di travi e pilastri in legno, è sempre necessaria una fondazione in Cemento Armato e l’utilizzo di componenti in acciaio per tutte le connessioni tra travi e pilastri, e tra pilastri e fondazione.
Il legno ha dalla sua un’elevata elasticità del materiale e soprattutto un’alta economicità, infatti come il CA permette di realizzare una struttura a costi contenuti, con tempi però minori rispetto al Cemento grazie al fatto che viene montato a secco.
Il legno è un materiale pregiato tanto quanto delicato, infatti ha molti limiti derivati dalla durevolezza di tale materiale, molto variabile a seconda di come è assemblato ed esposto all’interno del “pacchetto edificio”.
E’ un materiale molto sensibile all’acqua e all’umidità che ne potrebbero compromettere irreversibilmente le prestazioni della struttura se non l’integrità della stessa; inoltre le colle utilizzate per l’incollaggio dei vari strati, possono rilasciare sostanze nocive.
Non permette lo sviluppo di grandi luci (travi corte, maglia strutturale fitta), e abbiamo bisogno di spessori degli elementi strutturali molto grandi e ingombranti.

Struttura portante in Acciaio:

E’ un materiale non ancora molto conosciuto ed utilizzato nell’edilizia Italiana.
L’acciaio strutturale è completamente industriale, ogni singolo pezzo ha delle prestazioni certe, calcolate scientificamente in laboratorio ed uguali per qualsiasi elemento uscito dall’acciaieria.
La modularità degli elementi (travi e pilastri) e l’assemblaggio a secco in cantiere permette la realizzazione della struttura in tempi brevissimi.
L’acciaio è un materiale con un’elevata elasticità, infatti fino a quando non raggiunge il punto di snervamento può sopportare carichi, deformarsi e tornare alla condizione iniziale una volta che il carico o lo sforzo cessa di esistere/diminuisce; inoltre permette di portare carichi elevati con spessori molto sottili.
Da un punto di vista anti-sismico forse è il miglior materiale presente in edilizia.
Per ottenere tali risultati il costo per la realizzazione della struttura aumenta in confronto a legno e CA, in più abbiamo bisogno di operai esperti e specializzati per il corretto montaggio di tale struttura.

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Andamento mercato immobiliare residenziale

Considerazioni sull’andamento dei prezzi di mercato degli immobili residenziali italiani

Gli esperti del settore immobiliare prevedono alla fine del secondo semestre 2018 una stabilità dei prezzi di mercato delle abitazioni.
Purtroppo queste previsioni sono le stesse auspicate, ma poi smentite a conti fatti, già negli anni 2016 prima e 2017 poi.
Infatti per cercare di capire, in maniera poco più che superficiale, l’andamento del mercato immobiliare allo stato attuale, bisogna partire dall’anno 2009 e tenere presente vari fattori.

Il 2009 si può considerare l’anno zero della crisi immobiliare italiana che ha inevitabilmente risentito della crisi americana dei mutui subprime del biennio precedente.
Il 2009 è stato quindi, più che un anno nero, la partenza della caduta dei prezzi delle abitazioni, dei volumi e dei numeri di transazioni immobiliari. Infatti, mentre in Europa negli anni precedenti il 2009 i prezzi delle abitazioni rimanevano contenuti, o addirittura davano già segni di una contrazione, in Italia si assisteva ad un’ascesa dei volumi di compravendita, quasi a gonfiare una “bolla”, inversamente proporzionale al numero di transazioni.
L’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) che nel 2009 perde un 3,8%, conseguenza dell’esplosione della “bolla”, non fornisce la giusta percezione della caduta dei reali prezzi di compravendita, che operatori del settore hanno stimato in un -20% tra la fine del 2008 e il biennio 2009/2010.
Gli anni che seguirono questo crollo, videro una lenta e costante discesa dei prezzi di compravendita, di qualche esiguo ma percepibile punto percentuale.
Il biennio 2012/2013 segna però un altro record negativo per l’Italia che assiste alla caduta del Pil nominale, alla crescita dello spread e all’inizio della crisi delle banche. Per fronteggiare questa emergenza finanziaria aumentano anche le imposte sul patrimonio immobiliare. In questo biennio i prezzi delle case scendono di oltre il 10% rispetto al biennio precedente. Secondo l’Agenzia delle Entrate questa seconda crisi ha creato un lag temporale tra la ripresa dell’Italia che si trascina dietro ancora gli effetti della caduta dei prezzi del 2012, ed il resto dell’Europa.
Dal 2014 al 2017 invece ci sono stati forti segnali di ripresa per quanto riguarda il numero ed il volume delle transazioni, ciò dovuto anche alla precedente discesa dei valori.
In questi anni, e forse il 2018 ne sarà l’espressione massima, si è assistito al consolidamento della moderata flessione dei prezzi delle abitazioni; infatti non è sufficiente il consolidato aumento dei prezzi delle abitazioni di nuova costruzione rispetto al 2014,  per far tornare il segno positivo sull’andamento generale dei valori immobiliari. Tale andamento è infatti sempre più determinato da un patrimonio edilizio ed urbanistico esistente, caratteristica storica dell’Italia.

Alcuni operatori del settore stimano oggi una discesa media nazionale dei prezzi delle abitazioni dall’inizio della crisi (anno 2009) pari a circa il 40%.

 

Fonti:
– Istat (Statistiche F!ash)
– Borsino Immobiliare
– Idealista.it
– Ufficio Studi Confartigianato (Elaborazioni Flash)

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Condominio: come si divide la spesa per i balconi

In ogni condominio, quando si deve affrontare una ristrutturazione esterna, sorgono sempre delle difficoltà nell’individuare i criteri con i quali ripartire le spese per il rifacimento dei balconi. Con questo articolo proviamo a fare un pò di chiarezza.

Innanzitutto partiamo con qualche riferimento normativo; l’articolo 1171 del Codice Civile indica quali sono le parti comuni dell’edificio in materia di condominio, tra queste ci sono anche “le facciate” ma i balconi aggettanti, quelli che sporgono dalle pareti, sono considerati nella vigente normativa (Cassazione Civile, Sezione II, sentenza n, 13509 del 27.07.2012) come un prolungamento del solaio dell’unità immobiliare.

Detto questo ci viene in aiuto l’art. 1125 del Codice Civile, Manutenzione e ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai: “Le spese per la manutenzione e ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai sono sostenute in parti eguali dai proprietari di due piani l’uno sull’altro sovrastanti, restando a carico del proprietario del piano superiore la copertura del pavimento e a carico del proprietario del piano inferiore l’intonaco, la tinta e la decorazione del soffitto”

Infatti, nella maggior parte dei condomini, i balconi cosiddetti aggettanti sono il prolungamento dell’abitazione in quanto hanno la duplice funzione di garantire l’affaccio al proprietario del piano superiore e una copertura al proprietario del piano inferiore.

Frontalino.
Forse l’argomento più difficile da affrontare. Se infatti, per quanto riguarda le ringhiere o parapetti non ci sono altre interpretazioni se non, essendo il balcone un prolungamento dell’unità immobiliare, la spesa per la sostituzione delle ringhiere è a carico del proprietario del piano che gode dell’affaccio del balcone, per il frontalino ci sono diverse interpretazioni.

Innanzitutto va detto che, se i balconi fanno parte di un palazzo storico o comunque con decori architettonici di pregio sulla parte frontale del balcone (frontalino), la manutenzione di quest’ultimi è da imputare al condominio in quanto riguarda l’aspetto estetico di tutto la facciata.
In tutti gli altri casi dove il frontalino è semplicemente intonacato e tinteggiato, la spesa per il rifacimento potrebbe essere divisa:
1) Metà ciascuno tra i proprietari dei due piani in quanto il balcone, essendo un prolungamento del solaio, è di proprietà metà ciascuno
2) A carico del proprietario del piano superiore, in quanto essendo un prolungamento anche della sua unità immobiliare, a lui spetta, così come per le ringhiere, anche la spesa per il rifacimento del frontalino, lasciando al proprietario del piano inferiore la sola spesa di rifacimento del soffitto del balcone

La nostra interpretazione, dettata dal buon senso, è la seguente:
i lavori di rifacimento del frontalino consistono nell’asportazione del calcestruzzo ammalorato, andando a scoprire i ferri del cemento armato; trattamento dei ferri con appositi prodotti, copertura dei ferri con apposita malta cementizia, ripresa dell’intonaco e tinteggiatura di tutta la superficie.
Essendo questo intervento lo stesso eseguito nella parte inferiore del balcone, per praticità e per evitare contabilità dei lavori facilmente manipolabili, il nostro consiglio è che questo tipo di intervento venga pagato interamente dal proprietario del piano inferiore insieme con la stessa tipoloogia di lavoro eseguito sulla superficie inferiore del balcone, lasciando al proprietario del piano superiore le spese per il rifacimento del pavimento, del massetto, della guaina impermeabile sotto il pavimento e delle soglie.

 

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Cartongesso o Laterizio? Come scegliere

Specifichiamo subito che l’argomento che andiamo a trattare oggi, riguarda esclusivamente la partizione interna di immobili (abitazioni, uffici,…) e non interessa in alcun modo l’aspetto strutturale degli edifici.

Le pareti in laterizio sono costituite da elementi forati posati con malta cementizia; successivamente la superficie verticale creata sarà prima intonacata e poi tinteggiata.
Per quanto riguarda il laterizio forato, è un materiale solido, resistente agli urti e alle sollecitazioni meccaniche; sicuramente però la realizzazione di pareti con questo materiale sarà un processo che richiederà un impiego maggiore di tempo e fatica; inoltre il passaggio degli impianti su queste pareti prevederà l’esecuzione di tracce con martello elettrico ed eventuali modifiche nel corso degli anni potrebbero avere costi abbastanza alta.

Le pareti in cartongesso sono invece composte da lastre (singola o doppia) fissate con viti ad una struttura metallica, su due lati in modo da formare una specie di “contenitore” vuoto all’interno, successivamente tinteggiate sulla superficie esterna, previa stuccatura dei punti di connessione delle lastre e delle viti.
Il Cartongesso è molto più leggero e quindi anche meno resistente ad urti e a sollecitazioni, anche se a questo riguardo si è arrivati ad introdurre nuovi tipi di lastre in grado di sorreggere pesi anche oltre i 50 kg. I vantaggi principali sono la versatilità nell’utilizzo per lavori più personalizzati e particolari; la velocità di posa; la comodità di utilizzare il vuoto interno alle pareti per introdurre gli impianti e/o materiali isolanti; la qualità della superficie finale, perfettamente liscia (se adeguatamente stuccata), ottimale per sostenere illuminazioni a parete tipo applique.  

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Casa: acquisto o vado in affitto?

Oggi vogliamo riprendere e condividere con voi l’intervista di qualche giorno fa di Paolo Dezza, giornalista de “Il Sole  24 Ore”, a Fabiana Megliola, responsabile dell’ufficio studi di Tecnocasa.

Riportando le statistiche dell’ufficio studi Tecnocasa si può affermare che oggi, in Italia, il 68% della popolazione preferisce acquistare l’immobile dove vivere, la restante percentuale preferisce invece cercare una casa in affitto.

 

Motivi che spingono ad acquistare casa:
– il fattore sentimentale di avere una casa propria,
– possibilità di personalizzare e ristrutturare l’immobile,
– creare un capitale immobiliare da lasciare ai propri figli,
– prezzi scesi del 40% dal 2009,
– tassi mutuo ai minimi storici, anche se poi si deve disporre di risparmi propri per coprire le spese accessorie e la percentuale del prezzo eccedente l’importo del mutuo (di solito le banche finanziano al massimo l’80% del prezzo di compravendita).

Una nostra considerazione da aggiungere a quanto appena riportato è che, facendo una previsione su lungo periodo, acquistare casa significa, una volta estinto il mutuo, non avere più rate mensili da pagare anche nel caso si dovessero avere meno entrate (pensionamento) o più uscite a causa di manutenzioni straordinarie.

 

Motivi che spingono ad andare in affitto:
– transitorietà della residenza, spostandosi spesso da una città all’altra,
– è economicamente più conveniente rispetto a prendere un mutuo per acquistare, se si abiterà al massimo 10 anni nella stessa casa,
– sicurezza di non avere spese straordinarie da sostenere relative all’immobile in cui si vive.

 

Il 2017 sembra sia stato l’anno della stabilità dei prezzi delle case in vendita che finalmente non hanno subito ulteriori ribassi, inoltre le agenzia immobiliari su scala nazionale (sopratutto nelle città) hanno constatato la diminuzione dell”offerta immobiliare (meno case in vendita).
Questi dati riportati dall’ufficio studi Tecnocasa, dovrebbero spingere chi cerca l’investimento immobiliare a velocizzare la compravendita di immobili usati, ormai con prezzi minimi, da ristrutturare usufruendo degli incentivi fiscali previsti per le opere edili.

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Faccio come voglio! – Quando non serve il permesso del Comune (edilizia libera)

EDILIZIA LIBERA

Il 2 Marzo 2018 è entrato in vigore un nuovo ed interessante Decreto Ministeriale, il quale contiene un elenco delle 58 principali opere edilizie realizzabili senza titolo abilitativo. (denominato “Approvazione del glossario contenente l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222“).

Di seguito il link del testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/04/07/18A02406/sg

Anche se non è necessario richiedere il permesso al Comune, non è comunque consigliato operare senza l’ausilio di un Tecnico  Professionista; dato che anche se si tratta di edilizia libera, resta come presupposto inderogabile il rispetto delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e di tutte le normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia (quali: norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, relative all’efficienza energetica, di tutela del rischio idrogeologico, delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio).

Ricordiamo che il Glossario degli interventi ha validità esemplificativa e non esaustiva; in poche parole non ci vengono esposti tutti gli interventi attuabili in edilizia libera, ma semplicemente i più comuni.

Il nuovo Decreto quindi ci dà una mano a distinguere meglio cosa possiamo fare senza la richiesta del titolo abilitativo da parte del Comune, quindi il “faccio come voglio” è vero solo in parte dato che in ogni caso gli interventi sono disciplinati da normative specifiche e complesse.

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I 10 Comandamenti per non sbagliare MUTUO

In Italia oltre il 50% delle case viene acquistato usufruendo del prestito ipotecario.

Il “Sole 24 Ore” afferma che l’importo medio del mutuo richiesto dagli Italiani si aggira intorno a 120.000 € e che la durata media è superiore ai 20 anni. Scegliere un mutuo non adatto alle proprie esigenze o a condizioni svantaggiose potrebbe essere un bel guaio!

Pubblichiamo la seguente guida per i meno esperti del settore finanziario, non è assolutamente un documento di discussione con laureati in economia bancaria o operatori di borsa data la semplicità delle nozioni e dei contenuti.

Ecco 10 consigli universali che ti aiuteranno a scegliere consapevolmente ed in maniera impeccabile il tuo mutuo:

  1. Non fermarti alla tua banca! Capisco che hai il conto corrente presso la filiale di tua fiducia, che conosci tutti i dipendenti della banca, che tuo figlio va a scuola con quello del responsabile mutui ma quando si parla di ottenere un prestito che pregiudicherà una bella parte della tua vita, tieni presente che le strategie delle banche cambiano continuamente ed è meglio che ti informi presso più istituti di credito per capire quale sia il più vantaggioso per te in quel momento.
  2. Fisso o variabile? Che tasso … Ami il rischio e ti senti abile come un borsista di Wall Street oppure preferisci dormire su sette guanciali? Il tasso variabile, tenendo conto che in Italia la gran parte degli interessi viene pagato nella prima parte della durata del mutuo (ammortamento alla francese), sembra convenire sempre, ma se non vuoi essere vittima delle oscillazioni del tasso variabile, un buon tasso fisso può essere la soluzione purchè sia competitivo e vicino al tasso fissato dalla Bce (attualmente 0, al minimo storico).
  3. Accendi il mutuo oggi! Come appena detto, siamo ai minimi storici in termini di tassi d’interesse su prestiti ipotecari. Con il variabile risparmi molto rispetto al fisso ma se la durata del mutuo supera i 15 o addirittura i 20 anni, forse sarebbe meglio scegliere di fissare oggi il tasso d’interesse; sicuramente oggi più alto del variabile ma non soggetto alle oscillazioni nel lungo periodo e comunque nella lunga prospettiva vantaggioso.
  4. Mutuo come Investimento Dato che oggi tutte le operazioni che si possono effettuare sul proprio prestito ipotecario in corso sono quasi a titolo gratuito (estinzione anticipata, rinegoziazione, surroga,..), ti conviene vivere il tuo mutuo come un investimento in borsa perché rinegoziare, estinguere o surrogare il mutuo nel giusto momento potrebbe farti risparmiare un sacco di soldi.
  5. Ma quanto mi costi? Per confrontare le varie offerte dei mutui non bisogna fermarsi solamente all’ammontare del tasso di interesse ma tenere bene a mente anche i costi accessori (istruttoria pratica, perizia immobile, incasso rata,…).
  6. Mani in alto! Questa è una polizza! Fai attenzione alle polizze assicurative che coprono il pagamento delle rate del mutuo in caso di morte o o perdita del lavoro. Su queste assicurazioni si trova maggior profitto rispetto al mutuo (in termini di provvigioni) per l’intermediario che segue la tua pratica Devi sapere che non sei obbligato a sottoscrivere tali polizze con la banca mutuante ma puoi benissimo sottoscrivere tali polizze con compagnie assicurative esterne, trovando la più vantaggioso in termini di condizioni e costo.
  7. Tutto un giorno questo sarà tuo! Stai attento alla data di partenza del mutuo sia in riferimento alla data di stipula dell’atto notarile e dell’entrata in possesso della casa ma soprattutto in riferimento alla partenza del piano di ammortamento.
  8. Ipoteca, che valore! In base all’istituto di credito che sceglierai devi sapere che alcune banche iscrivono un’ipoteca a garanzia del mutuo pari al 200% del valore dell’immobile, altre al 150%. Questo fatto non è da sottovalutare in quanto il costo dell’atto notarile per il mutuo è calcolato non sull’ammontare del prestito ma sul valore ipoteca.
  9. Il mercato del mutuo Devi sapere che le condizioni contrattuali del mutuo non sono rigidissime e quindi l’intermediario che ti propone il mutuo ha dei margini di sconto su spese accessorie e spread (quest’ultimo determina in parte l’ammontare del tasso d’interesse)
  10. Banca o Broker? Un’alternativa ai tradizionali istituti di credito possono essere le banche on-line oppure i mediatori creditizi, questi ultimi in grado di presentare un bouquet di offerte differenziate tra loro; purchè operanti in assenza di conflitto di interesse.
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Sisma Bonus 2018 – conviene?

NUOVO SISMA BONUS

Dal 01/01/2018 è entrata in vigore la nuova detrazione fiscale, terminerà il 31/12/2021 e consente di ottenere una detrazione fiscale Irpef di una percentuale delle spese sostenute per lavori edilizi di miglioramento sismico su:

  • prima casa,
  • seconde case,
  • condomini e parti comune di condomini,
  • immobili per attività produttive,

Gli immobili che possono godere del nuovo “sisma bonus”, sono quelli ubicati nelle zone sismiche 1, 2 e 3 (ovvero quasi la totalità del territorio Italiano).

Le spese detraibili sono:

  • diagnosi sismica,
  • spese di certificazione statica,
  • spese tecniche,
  • lavori di ristrutturazione mirati al miglioramento sismico,

 

COME FUNZIONA

  • detrazione del 70% per la riduzione di 1 classe di rischio sismico,
  • detrazione del 75% per la riduzione di 1 classe di rischio sismico applicato alle zone comuni di condomini,
  • detrazione dell’ 80% per la riduzione di 2 classi di rischio sismico,
  • detrazione dell’ 85% per la riduzione di 2 classi di rischio sismico applicato alle zone comuni di condomini,
  • la spesa massima detraibile è di 96.000,00 € in 5 anni, limitatamente al reddito Irpef,
  • il miglioramento sismico deve essere regolarmente certificato,

 

ULTERIORI AGEVOLAZIONI

  • E’ possibile abbinare le opere di miglioramento sismico (detrazioni sisma-bonus) a quelle di efficientamento energetico (detrazioni eco-bonus) al fine di conseguire con un’unica pratica il duplice obiettivo.
  • Per consentire ai proprietari e ai condomini incapienti di effettuare i lavori, il credito d’imposta può essere ceduto.

 

Si prospetta una ghiotta occasione per rendere le nostre abitazioni più sicure ammortizzando quasi la totalità dell’investimento in soli 5 anni sia tramite la detrazione Irpef o nel caso di incapienza tramite la cessione del credito.

In più nel caso di una futura compravendita, il certificato rilasciato, può rivelarsi molto utile per spuntare un prezzo migliore e rendere comunque l’immobile più appetibile sul mercato.